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Scusami Sandro

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Ciao Sandro

Stasera ti ho rivisto, in un filmato di trent’anni fa; eri già un po’ lento, ma eri ancora in piedi, sorridente dietro quegli occhiali più grandi del tuo viso; ti ho visto girarti indietro e cercare il sorriso di ministri e capi di stato seduti attorno a te, e condividere la gioia di una partita che non scorderemo mai.
Mi ha fatto molto piacere vederti sai, davvero; anche se, tra un gol e l’altro, mi sono sentito un po’ in colpa; te lo devo confessare, mi sono vergognato un po’.
Si, perché lo so che contavi su di me, lo so che contavi sulla mia generazione; hai dato gli anni migliori della tua vita, hai dato il sangue e chissà quanti amici per aprire la strada ad un futuro che hai consegnato a noi, sorridendoci di speranza.
E dall’alto della saggezza che solo gli uomini che hanno vissuto la guerra portano dentro, ci hai posato dolcemente la mano sul capo, come un nonno che non può che essere tollerante verso l’irruenza dei piccoli, e ci hai consegnato la tua fiducia.
E noi l’abbiamo mandata a quel, anzi a questo, paese.
Io lo so che ci credevi in noi. Ti ho guardato ancora una volta esultare, dopo il gol di Altobelli, il terzo, e ho pensato che se fossi stato vivo oggi ti sarebbe venuto un infarto. Ho pensato: “ma chi avrebbe mai il coraggio di dire a quest’uomo, che ha affrontato davvero i tedeschi e non su un campo di pallone, che ha visto i campi di sterminio e la prigionia, che ha lottato davvero per la libertà (ma quella vera, quella degli altri, non quella di fare come ti pare) che oggi le riforme si fanno con la pubblicità? Che  lo Stato è privatizzato? Che politica e tv sono la stessa cosa? Che i poteri dello stato sono diventati due: la Magistratura e il resto, e che sono perennemente in guerra? Chi se la sarebbe mai sentita di dirgli che, salvo mosche bianche, i rappresentanti sono diventati proprietari e che parlamento, consigli regionali, comunali e manifestazioni di piazza sono solo un altro palcoscenico e che abbiamo lasciato l’ultimo fiato di resistenza in mano a quattro magistrati, due giornalisti e un comico?"

Io no di certo. Mi sento già in colpa così, figurati.
Però vedi, caro Sandro, lo so, lo so che è colpa mia, che è colpa nostra, che se avessimo ereditato anche solo un angolino dei coglioni che avevi tu, ci saremmo alzati e saremmo andati a prenderli tutti a sani e sonori calcioni dove non batte il sole, e tutto questo non l’avremmo permesso, io questo lo so; ma, cerca di capire: e chi se lo poteva immaginare?
Giullari e saltimbanchi, ballerine e fiduciari, parenti e improvvisati, c’è davvero di tutto, come al circo, e sono spuntati da chissà dove, tutti insieme, ci siamo girati un attimo, il tempo di riporre gli anni ’80 in un armadio con le Timberland e il bomber e..e..ed era cambiato tutto, ci hanno rifatto il letto con noi dentro! come quando alla festa delle medie vai un attimo in bagno, e quando esci, irrimediabilmente, sono già andati via tutti; sei stato via un secondo e ti hanno cambiato il mondo da sotto il culo. Lo so, non mi guardare così; tira un respiro lungo e siediti un attimo;“ma come cazzo è successo?” dici tu!  Non lo so guarda, faccio fatica anch’io a crederci e pensa che ci sono dentro; e quando mi accorgo che spostano il limite della tolleranza sempre un metro più in là del giorno prima per prepararne un’altra delle loro, e soprattutto quando vedo che ormai ce l’hanno fatta perché nessuno si indigna più per nulla, mi viene solo voglia di girarmi e chiedere dov’è l’uscita, e allora penso che forse è un bene che non sei riuscito a vedere tutto questo; probabilmente avresti pensato di aver buttato nel  cesso una vita da eroe.
Beh, caro Sandro, sappi che, ad ogni modo, l’unica cosa che nonostante tutto sta ancora “tenendo botta” (e Dio solo sa quanto gli rode), ce l’avete lasciata ancora voi; tu, e i tuoi amici, i tuoi compagni, i padri costituenti; e mi fa piacere dirti che ogni tanto ancora le persone la spolverano, la guardano, ci si aggrappano, e mai come in questi anni ci è servita per bombardare almeno gli exploit più eclatanti.
Perciò Caro Sandro, te lo dico io, non hai sputato sangue invano, anzi, ancora una volta dobbiamo dirti grazie.
Grazie Sandro.
Lunga vita alla Costituzione e agli uomini che, come Sandro, hanno ancora il coraggio di vivere nei suoi valori.

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