15 gennaio 2010
In 932 sale cinematografiche, di cui 414 disposte per il 3D, viene simultaneamente distribuita “Avatar” una pellicola destinata a diventare il colossal dell’anno.
I pronostici del sicuro successo vengono anticipati dalla critica che lo descrive, citando il parere di Steven Spielberg, come:
«Il più suggestivo e sorprendente film di fantascienza dai tempi di Guerre Stellari».
A confermare l’opinione del regista sono gli ingenti incassi ai botteghini.
Negli Stati Uniti, dopo solo 17 giorni dall’uscita ufficiale, il film supera il miliardo di dollari battendo in velocità altri quattro film che fino ad allora avevano raggiunto tale traguardo.
A 20 giorni dall'uscita, “Avatar” diventa il secondo film di maggior incasso della storia del cinema, con un ammontare mondiale di 1.135.383.229 dollari.
Il 2 febbraio 2010, in occasione delle nomination all'Oscar, la pellicola consegue nove candidature, tra le quali quelle di miglior film e miglior regia.
Il 7 marzo, nella cerimonia dei Premi Oscar 2010, il film, delle nove candidature, vince tre statuette. Fotografia, scenografia ed effetti speciali si confermano i catalizzatori di un trionfo già annunciato. Un sapiente gioco di luci, colori ed ombre capace di attirare il pubblico sin dai trailer trasmessi negli spot televisivi in cui appare maestoso il fantastico scenario naturale del pianeta Pandora.
Il gioco è fatto.
Lo spettatore medio, solitamente immerso in giungle di cemento e imprigionato in spazi claustrofobici, è catturato dalla bellezza della natura e acquista subito il biglietto.
Comodamente seduto su una poltroncina della sala grazie alla dotazione di occhiali 3D il pubblico viene lentamente “trascinato“ nella scena del film. Vive in prima persona tutta la vicenda ,ambientata nel 2154, di Jake Sully,ex marine invalido, chiamato dall’RDA (compagnia interplanetaria terrestre) a sostituire il fratello, ucciso durante una rapina.
Quest’ultimo era uno scienziato e l'avatar che avrebbe dovuto guidare era stato realizzato appositamente con il suo codice genetico, e quindi solo Sully, essendo il suo gemello, avrebbe potuto guidarlo.
L’ex marine, pur ignorando ogni cosa sulla realtà in cui sarebbe stato inserito e sulla nuova civiltà con cui si sarebbe dovuto confrontare, accoglie con entusiasmo la possibilità di vivere un’esperienza all’interno di un corpo nuovo con cui camminare ancora. Inoltre accetta il patto offertogli dal colonnello: un'operazione per riavere le sue gambe, in cambio di informazioni per l'attacco al pianeta Pandora.
Una volta inserito nel mondo di Pandora variabili molteplici (il confronto con una civiltà diversa, l’amore, ecc) contribuiranno a modificare Sully , le sue priorità e la sua visione del mondo facendolo desistere dal suo proposito.
Numerose le provocazioni lanciate da questo film: la drammatica realtà della disabilità fisica, la critica ad un mondo scientifico troppo razionale e poco umano, gli effetti devastanti di ogni guerra.
E ancora: la condanna ad un progresso che vuole distruggere, cementificare la natura e
l’incontro/scontro tra civiltà diverse.
Proiettato in 3D nel fantastico paesaggio di Pandora lo spettatore si trova immerso in verdi e distesi spazi naturali con fiori ed animali dai colori variopinti . Una natura che oltrepassa lo schermo sfiorando il corpo
Una magia che si può quasi respirare.
Un mondo meraviglioso, ma finto. Un’esperienza oltre il corpo, possibile solo quando il protagonista umano cade in una sorta di coma all'interno di una speciale capsula tecnologica.
Dietro agli effetti speciali e alle numerose provocazioni di carattere sociale del film si celano velati messaggi di allarme:
il rischio di diventare “ ibridi”, di rinunciare alla nostra singola e irripetibile unicità, di perdere il contatto con mente e corpo, di diventare “macchine” programmate da altri.
La stessa pellicola, composta per un 60% da elementi virtuali creati al computer e per il restante 40% da elementi live-action, inaugura un cinema sempre più tecnologico e sempre meno umano. Significativo a tale riguardo il finale del film. Al termine della battaglia finale tra umani e abitanti del pianeta Pandora il protagonista partecipa ad una sacra cerimonia, nella quale lascia il suo corpo umano, trasferendosi definitivamente nel suo avatar.
L’epilogo di Avatar apre interrogativi sugli utilizzi della tecnologia che affiancata alla chirurgia estetica potrebbe diventare, in un prossimo futuro, un valido strumento a servizio dell’uomo per correggere difetti e accrescere il potenziale di mente e corpo.
Un impiego poco responsabile, però, potrebbe danneggiare seriamente il nostro benessere creando insanabili frammentazioni.
A invitarci alla ricomposizione del quadro è il pensiero di René Descartes (Cartesio).
“Cogito, ergo sum”, scrisse il filosofo, riconoscendo tra gli infiniti dubbi l’unica incontestabile verità: la certezza della nostra esistenza come res cogitans ovvero realtà pensante. Nel sillogismo cartesiano mente e corpo appaiono due entità inscindibili e interdipendenti.
L’interrogativo nasce spontaneo: in presenza di una tecnologia che trasforma e altera l’equilibrio psicofisico sarà ancora possibile ritrovare questa relazione di corrispondenza?





