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Amabili resti

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TITOLO ORIGINALE: The lovely bones
REGIA: Peter Jackson
SCENEGGIATURA: Peter Jackson, Fran Walsh, Philippa Boyens
SOGGETTO: Alice Sebold
FOTOGRAFIA: Andrew Lesnie
INTERPRETI: Mark Wahlberg, Rachel Weisz, Susan Sarandon, Stanley Tucci, James Michael Imperioli
PRODUZIONE: Usa, Nuova Zelanda, Gran Bretagna
ANNO: 2009
DURATA: 135 minuti

 

Commenti


Corriere.it;
"L’ottimo thriller non trova l’equilibrio delicato tra al di qua e al di là, cede a imbarazzanti lusinghe new age ma con potenti momenti privati drammatici. Al buio. Grande Stanley Tucci"

 

mymovies.it; "Con Amabili resti, Jackson decide di ricostruire linearmente il flusso di coscienza atemporale dell'io narrante del romanzo di Alice Sebold, per poi scomporlo in numerosi percorsi, in soggetti diversi e in una narrazione episodica, frammentata. Ad ognuno dei personaggi spetta una personale scena chiave, un momento di gloria diegetica, senza tuttavia mai raggiunge un livello di profondità psicologica o emotiva tale da giustificarne la presenza."

 

Critica

Amabili resti è un film con una lezioncina finale; se fai del male in qualche modo quel male ti verrà a trovare e per te non ci sarà via di scampo. Ti colpirà il caso? Una terrestre applicazione della legge del contrappasso dantesco? Oppure sarà un’allegoria fantasy della rassicurazione dei deboli, degli sfruttati della società “tanto un giorno pagherai per questo” come se ci fosse un’entità che ci calcola le percentuali di bene e di male per poi decidere quando e come ammazzarci?
In queste ipotesi potrebbe esserci la fine del film.
La storia che si basa sul romanzo di Alice Sebold parla di una minorenne stuprata e assassinata. Una volta morta deambula tra un mondo metafisico (etimologicamente parlando) e gli amabili resti terreni che sono la famiglia, la casa, gli amici; ma c’è anche lui, l’assassino. Il Montaggio e il gusto per l’animazione mi è sembrato ricco di un manierismo che dal poetico e metafisico lambisce il prolisso e il simbolico. La ragazza deve trovare un modo di andarsene da questo mondo e come in un videogioco le sue armi sono i pensieri, le intenzioni che trasmette ai suoi familiari. Quando è rabbiosa i campi di grano divengono bruciati e tutto marcisce intorno a lei, mentre quando è gioiosa vediamo mari colmi dei soprammobili animati (effetti strabilianti della Weta Digital, azienda di cui fa parte lo stesso Jackson) della vecchia cameretta di Susan. C’è anche una figura guida, un Virgilio/Bambina che, essendo stata a sua volta assassinata dallo stesso uomo, cerca di aiutare Susan .
Alcuni hanno confrontato qualche elemento stilistico di questo regista con Kubrick. Nei film di quest’ultimo l’uomo è vittima e carnefice di se stesso, un agnello sacrificale e un lupo. La legge dell’uomo di Kubrick è implacabile e immarcescibile poiché è insito nella natura dell’uomo il bene e il male e la giustizia terrena è essa stessa manovrabile e a volte ingiusta, mentre Jackson esercita la nostra sensibilità sul dolore, la vendetta, la comprensione, il perdono. La cosa più banale che hanno in comune (insieme a chissà quanti altri cineasti) è il nascondimento dell’atto violento, la decantazione della violenza, del dolore attraverso  l’uso evocativo dei suoni, delle mancate descrizioni che i personaggi si tengono dentro. Probabilmente la zazzera autoriale che circonda la testa di entrambi sollecita l'esercizio di molti critici a trovare le somiglianze più impensabili.