Mentre chi risulta aver seguito, in realtà dovremmo dire preceduto, i suggerimenti dell’Unione Europea è stata la Germania, dove per evitare collassi di produzione e disoccupazione di massa si è fatto uso della flessibilità interna, ovvero è stata data la possibilità di accorciare la settimana lavorativa; in altre parole alle ditte che lo richiedono (va detto che non tutte possono accedervi, soprattutto se economicamente insostenibili) i giorni settimanali lavorativi diventano 4 e il quinto è coperto dal sostegno pubblico.

Fonte: Elaborazione dati Institut für Arbeitsmarkt- und Berufsforschung (IAB) 2010.
Risultato: la disoccupazione in Germania a fronte di un calo del 40 per cento delle esportazioni e di un Prodotto interno lordo diminuito del 6 per cento (stiamo parlando di circa 170 miliardi di euro in meno!), non registra nessun aumento di disoccupati, anzi rispetto al 2007 il tasso di disoccupazione è addirittura diminuito di un punto percentuale portandosi al 7.5 per cento3, un valore nettamente inferiore a quello della media europea.
Anche l’Italia in teoria presenta un tasso di disoccupazione inferiore alla media europea (8,5 rispetto a 9,6) ma in realtà, come si vede dalla tabella seguente, utilizzando i dati Istat4 sulle forze lavoro, i lavoratori non regolari e gli attivi con un forte attachment al mercato del lavoro, il tasso di disoccupazione sale al 11 per cento.
Mercato del lavoro in Italia ( 2009 ) | ||
Popolazione residente | Valori assoluti | In percentuale |
Occupati | 24838 |
|
Disoccupati | 3093 |
|
Forze lavoro | 27931 |
|
Inattivi in età lavorativa | 11.855 |
|
Popolazione attiva (15-64) | 39786 |
|
|
|
|
Tasso di disoccupazione |
| 11,1 |
Tasso di occupazione (15-64) |
| 62,4 |
Fonte: Elaborazioni fatte su dati Istat 2009.
Una disoccupazione questa che al momento non tiene conto dei Cassaintegrati; quando i benefici di Cigs e Cigo si esauriranno potremo osservare la reale dimensione della crisi, soprattutto quella manifatturiera.
Dato l’immobilismo del governo italiano è possibile che si verifichi una situazione simile alla Spagna, tutti questi estromessi dal mercato del lavoro difficilmente rientreranno nel settore industriale. È invece immaginabile che cercheranno lavoro nei Servizi e nel Commercio, ed è proprio in questi settori che il decisore politico deve intervenire favorendo politiche simili a quelle tedesche: settimane corte e solo lavoro part-time.
Certo il rischio è una riduzione di reddito dei nuovi lavoratori, ma tale rinuncia significa possibilità di lavoro in più. Bisogna dunque scegliere tra lavorare in pochi con un salario full-time o lavorare meno ma lavorare tutti.
1 Dati OECD Harmonised Unemployment Rates News Release: February 2010 www.oecd.com.
2 Dati presentati da Samuel Bentolila CEMFI in Dualism in Spain: El Contrato Único al seminario Beyond Dual Labor Markets. The Time of Legislation tenuto presso l’università Università Bocconi il 17 Marzo 2010.
3 Dati OECD Harmonised Unemployment Rates News Release: February 2010 www.oecd.com.
4 Dati Istat: http://www.istat.it/cerca/?words=forze+lavoro.





