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Il volto dell'altro

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Atene, IV  secolo a.C.
Percorrendo le vie della “polis” e attraversando “l’agorà” ci imbattiamo in: filosofi, artisti, politici e liberi pensatori. Nel mezzo di un affascinante e variegato dibattito culturale siamo distratti da una presenza singolare..si tratta di un mendicante di nome Diogene, vestito di un semplice e grosso mantello, con una lanterna in mano e che vive all’interno di una botte.
Un enigma irrisolto lo scopo del suo viaggio:
la ricerca dell’uomo.
“Cerco l’uomo”, un’indagine che attraversa il  tempo giungendo ai nostri giorni. Un “domino psicologico” che scatena un’infinità di interrogativi. Viene, infatti, da chiedersi: “quale uomo?”,“dove l’hai visto?”, “da quanto lo cerchi?”,“perché?”,ecc..
Oggi, nel XXI secolo, la ricerca di Diogene assumerebbe, per un breve lasso di tempo, proporzioni globali. Pubblicizzato dai media il pensatore verrebbe ospitato in trasmissioni come : “Chi l’ha visto?”, “Porta a Porta”.
Il mistero potrebbe, Infine, subire una disamina interpretativa di Lucarelli.
Enigma risolto o non, dopo poche settimane Diogene e la sua ricerca non farebbero più notizia. Per “riaprire l’indagine”, invece, è necessario “ritornare ad Atene” e “seguire la pista di Platone”. L’oggetto della nostra ricerca potrebbe essere l’uomo teorizzato da Platone, ossia: “l’idea dell’uomo”. Il mistero si infittisce e provoca nuovi interrogativi: “cosa si intende per idea dell’uomo?” Quali connotati deve possedere l’idea di uomo?

Nell’Atene del IV secolo a.C. la risposta a questa domanda è: kalokagathia¹ sostantivo che esprime come astratto il concetto nella coppia di aggettivi καλóς καγαθóς ("kalòs kagathòs) ossia : bello e buono. Con questi termini si indicava nella cultura ellenica l'ideale di perfezione umana: l'unità nella stessa persona di bellezza e valore morale, un principio che coinvolgeva dunque la sfera etica ed estetica.
Secondo tale principio ciò che è bello deve necessariamente essere buono e viceversa.
A questo punto è necessario domandarsi: qual è “l’idea dell’uomo” nel nostro tempo?
Rispolverando i canoni greci ritroviamo: la ricerca della bellezza.
In nome dell’apparenza esteriore e di uno stato di eterna giovinezza corporea sempre più uomini e donne si sottopongono a delicati interventi di chirurgia estetica con esiti non sempre conformi alle aspettative iniziali.
Ma che dire del valore morale? Di quella dignità di fronte al dolore che manifesta Achille restituendo a Priamo il corpo esanime del figlio sconfitto in battaglia?
I recenti fatti di cronaca di Rosarno e Firenze fotografano scenari di bestialità in cui dobbiamo,nostro malgrado, concordare con la teoria di Hobbes analizzata nel "Leviatano": “Homo homini lupus”².
E a fare da sfondo al dolore la solita prassi di noi Italiani: io c’ero, ma non ho visto.
Negli anni 60 il poeta Raoul Follerau³, descrivendo la condizione dei lebbrosi scrive versi toccanti in cui scatena questa provocazione: siamo pronti a riconoscere Cristo nel volto dell’altro?
Più di dieci anni prima, nel 1947, lo scrittore ebreo Primo Levi apre la sua opera "Se questo è un uomo"4 con queste parole:
“Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un no o per un sì.”


Dallo sterminio dei lager nazisti la connotazione lirica si estende coprendo le stragi dei nostri giorni.

Atene, IV secolo a.C.
Un’indagine ancora aperta.

 

1 Per un approfondimento di questo concetto  cfr: www.wikipedia.org

2 Hobbes “Leviatano” Edizioni Laterza

3 “Se Cristo domani…busserà alla tua porta” 1975 Ed: Missionaria Italiana  

4 Primo Levi “Se questo è un uomo” 1947 Ed. Einaudi