Questa è una storia vera, fate attenzione, è la piccola storia su come un piccolo uomo può influire sullo scorrere dell’esistenza dei suoi simili.
Dovete sapere che in quell’anno, in quell’estate, Genova era stata sepolta da un’ondata di caldo, proveniente dal Bahrein dicevano le cronache, i telegiornali invitavano a non uscire. Una polvere desertica ricopriva i marciapiedi come sabbia di strette spiagge inquinate, dal porto il mare ribolliva e le strade esalavano odori tossici, lingue d’arcobaleno erano sospese sulle teste dei cittadini sudati.
Al numero 12 di una di quelle strade insabbiate abitava un tal Matteo Baccantini fu Temistocle, un mite ragioniere quarantenne costretto in città per tutto il mese di agosto dal lavoro mentre sua moglie Lucia ed i frugoletti Mario ed Eugenio trascorrevano le vacanze in un villaggio della Sardegna. Le domeniche soprattutto passavano noiose in casa con il caldo ed i programmi tivvù che erano un vero disastro, tutti reality show, gente che andava a sputtanarsi alla televisione e documentari. Il vicino di casa di Matteo poi, Anacleto, lo indispettiva in continuazione, bussando alla porta unicamente per ricordargli che tra soli due giorni lui sarebbe partito per Nizza, ed in tutto il condominio sarebbe rimasto da solo.
“E mi raccomando ragionier Baccantini mi tenga d’occhio la casa. Io in realtà non credo che qualche ladro sia ancora in città a soffrire, ma sa, qualche disperato ci può sempre essere.” Il suo sogghigno ondeggiava tra i baffetti neri, mentre il suo sguardo cercava una risposta rassegnata negli occhi del condomino.
“Non si preoccupi geometra, starò attento. Certo potrei addormentarmi, sa io ho il sonno pesante, in quel caso non garantisco niente.”
“Ma grazie ragioniere, e me ne vado tranquillo guardi, tanto con questo caldo che vuole dormire?” E se ne andava ogni volta sempre più soddisfatto, il Baccantini infuriato sbatteva la porta, e poi si rimetteva placidamente seduto in poltrona, una bollente poltrona in similpelle di pantera keniota, a guardare la televisione.
Quella domenica alle cinque del pomeriggio il cielo era sereno, non si udiva un solo rumore tra i vicoli, un silenzio caldo ed insopportabile. Un souvenir di Venezia poggiato sul televisore di casa Baccantini, una gondola con il termometro incorporato, segnava quasi 40°. Matteo non ce la faceva più a rimanere tra le mura strette e bollenti, si rigirava insofferente sulla poltrona facendola scricchiolare mentre guardava fuori dalla finestra, poi decise. Si mise un paio di cubetti di ghiaccio in mano ed uscì.
Quando si trovò sulla via si rese conto di non riuscire a respirare normalmente, il sole picchiava con insistenza tra i palazzi vecchi, si poté passare il ghiaccio sulla fronte solo una volta prima che si sciogliesse; camminò per un poco sventolandosi con un giornale abbandonato su una panchina, le fontane spruzzavano pochi schizzi d’acqua nera, l’aria era gialla e torrida come quell’enorme astro bruciante che gli martellava sul capo. D’improvviso vide una calca di gente radunarsi all’ingresso di un cinema che stava appena aprendo.
“Ma certo, l’aria condizionata.”
Pensò, ed entrò anche lui non curandosi del film che avrebbero proiettato.
Ora è necessario che voi sappiate dei divieti imposti a Matteo dal suo medico: poteva fare e mangiare di tutto, ma gli era assolutamente vietato recarsi in un ospedale o clinica e vedere determinati tipi di film, questo per una assurda e gravissima forma di ipocondria che lo affliggeva. Il povero ragioniere le aveva provate tutte per curarsi, ma continuava ad immedesimarsi troppo nei malati, anche in quelli irreali, faceva rapidamente sue tutte le malattie che vedeva, capitava anche che assorbisse apici di dolore tali di rasentare la follia.
All’interno del cinema Matteo si era comodamente seduto beandosi dell’aria fresca così come tutti gli altri spettatori, si accarezzò il pizzetto castano e tirò finalmente un gioioso sospiro di sollievo, quando le luci in sala si spensero dolcemente ed il film iniziò. Si trattava di una bella pellicola francese in costume, gli attori erano molto bravi, Matteo per rinfrescarsi meglio si sfilò la polo e rimase a torso nudo, la pancia debordò fuori dalla cintola ma il buio della sala ed i colori fiochi delle immagini cullavano il suo pudore. Le persone però sono spesso diverse da quello che sembrano, la loro inoffensività può mutare in un attimo ed il loro passato fotocopia che muore giorno dopo giorno si trasforma in un vivido presente da protagonista.
Il fascio di luce granulosa e densa era come l’alba di un ennesimo racconto, Matteo avvertiva la presenza dell’umanità attorno a lui, e si confondeva nella puzza dei capelli sudati, nel grasso umano, nel mormorio oleoso delle coppie inutili, nelle tante teste nere e unte della città. Guardò con attenzione lo schermo che gli inondava la vista, si dimenticò del caldo che lo aveva spinto lì dentro ed incominciò ad appassionarsi alle vicende del film, troppo.
Dopo una breve introduzione storico-narrativa i protagonisti si incontravano e frequentavano un lazzaretto, finendo per ammalarsi di peste, Matteo iniziò a sentire dei dolorini sul proprio corpo, si rimise la polo, poteva essere l’aria condizionata, ma i dolori si facevano sempre maggiori e premevano sull’addome. Gli spettatori si godevano le scene d’amore disperate tra gli ammalati, Matteo guardava invece i sintomi ed i malanni della peste e s’impressionava a vedere quella pestilenza diffondersi nei paesi della Francia e piano piano dentro di lui, gli occhi si inarcavano in un gorgo di pelle scura, tremava, sudava freddo, si dibatteva, urlò di dolore e spavento.
Ci fu chi s’avvicinò per aiutarlo, le luci si accesero, ma il ragioniere credeva troppo nelle cose che vedeva ed in quel momento era contagiato, rivoli di sudore bagnavano il suo pizzetto, un tassista di Zoagli gli prese la mano e notò con orrore come fosse gelata e piena di orridi bubboni, il tassista chiamò altra gente e Matteo contagiò tutti gli spettatori della peste che, oltrepassato lo schermo, era divenuta ormai reale. Si alzò grondante di madore freddo, ed in preda a brividi cercò di guadagnare l’uscita, le altre persone iniziarono a provare forti fitte e spasmi, si misero a strillare spargendosi per le strade insieme al loro flagello di celluloide, ben presto tutta la popolazione rimasta in città si infettò.
Vi furono scene di morte da romanzi di appendice, in quanto nessuno riusciva a capire l’origine di quel male e di conseguenza non si riusciva a debellarlo, si diede la colpa prima ai topi, poi all’acqua inquinata e si gridò anche al terrorismo dando la caccia ad extracomunitari di tutti i tipi. Le famiglie sprangavano le loro case e tutta la metropoli fu presto isolata e messa in quarantena, i soccorsi sanitari tardavano ad arrivare perché quasi tutti i medici, paramedici ed infermieri erano in vacanza e non avevano alcuna voglia di tornare in quell’inferno. Per le strade si iniziarono a vedere i primi cadaveri, bambini pallidi ed impauriti rannicchiati negli angoli delle loro stanze mugolavano chiamando i dolci nomi delle loro madri, furti, razzie, sciacallaggi, odio, sospetti e cacce al responsabile di turno si moltiplicarono inesorabilmente.
Solo Matteo Baccantini fu Temistocle stava bene.
Era contento perché l’ufficio era chiuso per epidemia e poteva svegliarsi un’ora in ritardo, avrebbe voluto raggiungere la famigliola al mare, ma era contento così, non faceva più tanto caldo ed il morbo aveva eliminato il suo antipatico vicino. Peccato per quei moribondi dell’edificio accanto che si lamentavano durante la notte, ogni tanto infatti gli facevano tornare i sintomi del male, ma poi passavano. Lui sapeva che era solo un’illusione della sua mente, lui sapeva che era una creazione distorta della sua fantasia troppo accesa, come sempre dopo un po’ guariva da ogni male quando riusciva a distrarsi con qualcos’altro, la televisione aveva iniziato un ciclo di vecchi film di cow-boy e ciò bastava, purtroppo della malattia della sua mente non aveva informato il resto della città.
Alla fine dell’estate la malattia fu debellata e tutto tornò come prima nella cara vecchia città della lanterna.





