Siamo secondi alle spalle della Grecia. Un'ottima seconda piazza.
“La Grecia punta a ridurre il proprio deficit al 9,1% del PIL nel 2010, mentre in precedenza l'obiettivo era stato fissato al 9,4%." Lo si legge nella bozza definitiva di bilancio presentata oggi.
"La priorità a livello fiscale per il 2010 è di ridurre in modo significativo il deficit rispetto al PIL e di contenere la crescita del debito pubblico, che insidia il futuro dell'economia", ha spiegato il ministro delle Finanze George Papaconstantinou.
"Con un deficit 2009 al 12,7% del PIL, il paese ha il peggior rapporto dell'intera Unione europea e proverà a ridurre il proprio disavanzo tagliando le spese ordinarie del 2,3% e mettendo un freno all'evasione fiscale, con l'obiettivo di aumentare le entrate del 9% il prossimo anno.” (fonte: Reuters Italia del 20/11/2009).
“Non c'e' solo Dubai, ma anche la Grecia. Il dissesto delle finanze pubbliche elleniche ha spinto stamattina il Cds (credit default swap ndr) sui titoli di Stato greci a 5 anni a quota 200 punti, dai 164 punti di ieri.” (fonte: asca.it del 26/11/2009).
“Lunedì il governo greco presenterà un piano di austerità triennale per stabilizzare i conti pubblici (oggi fuori controllo), un mese prima di quanto programmato in un primo momento nel tentativo di disinnescare la crisi di fiducia che ha colpito il paese. Fonti vicine a Maximos Mansion, la residenza del premier, parlano di un piano di emergenza fondato su tre pilastri: un'ondata di privatizzazioni, la riforma delle pensioni e il congelamento dei salari dei dipendenti pubblici.” (fonte: ilsole24ore.com del 11/12/2009)
Vedremo a gennaio 2010 cosa accadrà in Grecia. Veniamo ora al nostro paese.
La Banca d'Italia nel suo “Supplemento al bollettino statistico” (datato 14/12/2009) fornisce i seguenti dati:
- Debito delle pubbliche amministrazioni (ottobre 2008) 1.669.935 milioni di euro.
- Debito delle pubbliche amministrazioni (ottobre 2009) 1.801.635 milioni di euro.
- Incremento debito (ottobre 2008 – 2009) 131.700 milioni di euro.
Il nostro debito pubblico è ampiamente fuori controllo. Stiamo tornando ormai ai livelli di indebitamento che avevamo alla fine della cosiddetta prima repubblica: secondo le ultime stime dell'OCSE infatti il prossimo anno il rapporto debito PIL italiano arriverà al 120%.
La finanziaria che sta passando in Parlamento in questi giorni, grazie al voto di fiducia, è a dir poco allarmante: le poche risorse recuperate arrivano in parte dallo scudo fiscale (guarda caso un'imposta di natura patrimoniale/finanziaria e non reddituale) ed in parte dal TFR.
Dal “furto” del TFR alle imprese (attuato pochi anni fa con la riforma Maroni) siamo arrivati addirittura al “furto” diretto del TFR ai lavoratori.
Il TFR per chi lo versa presso l'INPS di fatto non esiste più. E' solo un credito verso lo stato. Uno stato con l'acqua alla gola, sommerso da 1.800 miliardi di euro di debito pubblico.
Riporto parte di un articolo pubblicato su Repubblica il 9 dicembre:
Tfr dirottato in Finanziaria
"ROMA - La Finanziaria "blindata" corre a verso la fiducia nell'aula di Montecitorio, mentre la Cgil, a fianco di Pd e Italia dei valori, fa "muro" sull'utilizzo da parte dell'esecutivo del fondo Tfr, che per 3,1 miliardi, viene "girato" dall'Inps al Tesoro e posto a copertura di circa un terzo della manovra 2010. "
Il Sole24Ore la mette in maniera più burocratica:
“Utilizzo Tfr. Continuità, a decorrere dal 2010, del versamento, da parte dell'Inps nell'apposito capitolo n. 3331 dell'entrata del bilancio dello Stato, delle risorse accertate del Fondo per l'erogazione ai lavoratori dipendenti del settore privato dei Tfr. Le risorse derivano dal versamento da parte dei datori di lavoro con un numero di addetti pari o superiore a 50, della quota di Tfr maturata e non destinata alle forme pensionistiche complementari, destinato al finanziamento di specifici interventi previsti all'elenco 1 della legge finanziaria 2007.”
Cosa sarà mai questo capitolo 3331? Lo spiega la Corte dei Conti: “Versamenti corrispondenti alle risorse accertate sul Fondo per l’erogazione ai lavoratori dipendenti del settore privato dei trattamenti di fine rapporto di cui all’art. 2120 del codice civile (805 milioni)."
Anche il prelievo sul TFR è (casualmente) un'imposta patrimoniale/finanziaria. Si prende un pezzo del patrimonio dei lavoratori e lo si mette nelle tasche dell'erario.
Torno a ribadire, quindi, la necessità di introdurre imposte di natura patrimoniale/finanziaria in pianta stabile nel nostro sistema fiscale. Imposte che dovranno tuttavia colpire i grandi patrimoni, gli evasori e tutto l'insieme degli intermediari finanziari (banche, fondi d'investimento, hedge funds...) mentre ne dovranno essere completamente esenti i lavoratori dipendenti ed i pensionati a mille euro al mese.
La mia previsione tuttavia è che il prossimo anno sarà la volta delle pensioni (su cui già si tagliano i coefficienti): ripartirà sicuramente il discorso dell'aumento dell'età pensionabile. L'apripista ha già un nome: il governatore di Banca d'Italia Mario Draghi.





