Il Fatto
E’ opinione diffusa che la giustizia italiana sia gravemente malata di un morbo incurabile, la lentezza dei processi. Il nostro Paese è stato più volte condannato per la loro durata irragionevole da organismi internazionali e diversi cittadini hanno ottenuto risarcimenti record proprio a causa di tali malfunzionamenti.
Recentemente il tema è salito agli onori della ribalta a causa del disegno di legge governativo sul cosiddetto “Processo Breve”, ed il guardasigilli Angelino Alfano, ha dichiarato che nessuno ha la bacchetta magica per sanare la macchina della giustizia mentre il disegno di legge sarebbe l’unica possibilità di risolvere il problema alla radice.
Proposte
In effetti eliminando di colpo una buona fetta dei processi italiani il carico di lavoro dei magistrati si affievolirebbe, bisognerebbe capire se poi cittadini che hanno visto violati i propri diritti e che si vedrebbero violare anche il proprio diritto alla giustizia con la cancellazione dei propri procedimenti, mostrerebbero gioia alla approvazione ed alla applicazione di questo “Processo Breve”.
In questa sede, per non dilungarsi non saranno evidenziate le storture che tale disegno di legge provocherebbe, si vuole invece dare una impronta propositiva indicando alcune proposte a costo zero, che potrebbero migliorare, e di molto, la giustizia italiana così bistrattata negli ultimi anni. Sette brevi punti che potrebbero assomigliare ad una bacchetta almeno un po’ fatata. Difficilmente tale piccolo ed umile progetto troverebbe però consensi perché parte da un presupposto che sulla carta vede uniti tutti i politici italiani ma che nella realtà nessuno vuole: l’abolizione delle Province.
1) Abolendo infatti l’istituzione Provincia si risparmierebbero vari milioni di euro che potrebbero andare nelle vuote casse dello Stato, mentre gli stuoli di impiegati pubblici, andrebbero divisi per due strade: i più anziani pre-pensionati mentre gli altri convertiti, tramite corsi di formazione, al ruolo di cancelliere di tribunale andando così a colmare le deficienze di un organico che non viene rimpolpato da più di quindici anni. Aumentando i cancellieri si potrebbero sia sveltire molte pratiche che tornare all’utilizzo dei cancellieri in udienza, usanza che nel processo civile si è, almeno nelle grandi città del centro-sud, smarrita.
2) Il secondo punto consiste in qualcosa di scontato, la necessità di ridurre a due i gradi di giudizio, perlomeno nel processo civile.
3) Terzo punto del progetto è quello dell’instaurazione di “Arbitri di Stato”, scelti tra giovani avvocati di ogni foro, tra coloro che non raggiungono un reddito minimo professionale, così da impedire concentrazioni di potere avvocatizio (oggi divenuto insopportabile) ed aumentare nel contempo l’occupazione. Anche questo punto sarebbe a costo zero, infatti l’utilizzo di codesti arbitri sarebbe obbligatorio per un contenzioso fino ad una certa cifra, o per reati di bassa offesa pubblica (come la diffamazione, l’insulto, gli schiamazzi, ecc.) e facoltativo per afflittività crescenti, e sarebbe il cittadino che, rivolgendosi ad un arbitro della propria zona, senza bisogno di essere assistiti da un procuratore, pagherebbe il 10% del valore della pratica come compenso per l’attività del professionista. L’arbitro convocherebbe poi la controparte e dopo aver tentato di dirimere al meglio la controversia in via equitativa, emanerebbe un lodo immediatamente vincolante, da sospendersi al momento dell’appello, infatti i lodi di questi arbitri sarebbero poi impugnabili in un unico secondo grado, se obbligatori in Tribunale, se facoltativi in Corte d’Appello.
4) Il quarto punto consiste nel mettere un freno ai rinvii richiesti dalle parti in causa. In base al valore della causa o all’importanza del reato, andrebbe indicato un numero massimo di udienze in cui va svolto il procedimento, mentre andrebbe dato alle parti un tot di rinvii massimo cui appellarsi in casi di emergenza, in tal modo si ridurrebbe drasticamente la durata dei processi visto che spesso agli avvocati conviene dilatarne i tempi con rinvii spesso strumentali e puramente dilatori (cosa che forse nessuno ammetterebbe mai).
5) Una cosa fondamentale sarebbe dare un deciso stop alla produzione di documenti da consegnare al giudice, almeno per il processo civile. Ogni parte in causa avrebbe la possibilità di depositare un atto introduttivo del processo con le proprie tesi ed unicamente uno finale a conclusione del processo. Anche questo ridurrebbe i tempi evitando memorie, repliche e controrepliche che impegnano e bloccano per mesi e mesi il giudizio.
6) Ancora, anche per le notificazioni e le comunicazioni bisognerebbe cambiare tutto, utilizzando appositi e nuovi servizi da affidare ad aziende private, alle quali poter inviare atti in via telematica, che provvederebbero poi a consegnare in maniera precisa e garantita al destinatario, perché avrebbero solo quel compito e non come oggi dove un postino che, senza avere competenze in materia, durante il suo giro non vuole perder tempo ad aspettare Tizio o Caio. Ricordiamo che negli USA ogni avviso va consegnato da appositi messi o detective alla persona interessata e non ad altri. Tutto ciò consentirebbe di non poter impugnare e contestare le notifiche (e di non falsificarle) con grande risparmio di tempo processuale ed ottenendo garanzia di trasparenza.
7) Settimo punto il processo di esecuzione civile. E’ un eccesso di garantismo che non possiamo più permetterci; consentire ad una persona che ha perso in via definitiva una causa, di aprirne una nuova per opporsi a dare alla controparte quello che la giustizia gli ha concesso. Al momento dell’entrata in giudicato di una sentenza, quindi al secondo grado, il cittadino munito del titolo, dopo aver chiesto quanto di dovere, se non gli dovesse esser concesso, potrà andare direttamente da un nucleo di ufficiali giudiziari collegati con la polizia per espropriare immediatamente conti correnti e beni vari del soccombente.
Ovviamente questi sono solo punti di partenza, alcuni suggerimenti rapidi in vista di una organica e complessa riforma della giustizia italiana, si vuol però far capire all’opinione pubblica ma ancora di più a chi ha la responsabilità di far crescere questo Paese, che i mezzi per fare riforme a favore e non contro i cittadini ci sono, e si spera si possano finalmente utilizzare.





