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Serpico: onestà e corruzione

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Profilo

Tratto dall'omonimo romanzo di Peter Maas.
TITOLO ORIGINALE: Serpico
REGIA: Sidney Lumet
INTERPRETI: Al Pacino, John Randolph, Jack Kehoe
SCENEGGIATURA: Norman Wexler, Waldo Salt
FOTOGRAFIA: Arthur J. Ornitz
MONTAGGIO: Dede Allen, Richard Marks
MUSICA: Mikis Theodorakis
PRODUZIONE: USA
ANNO: 1973
DURATA: 129 min

Trama

New York, fine anni Sessanta. Frank Serpico è un giovane poliziotto onesto ed entusiasta del proprio lavoro, ma quando scopre che la maggior parte dei suoi colleghi sono corrotti, decide di denunciare il fatto. Non solo verrà ignorato dai suoi superiori e respinto dai colleghi, ma da quel momento dovrà guardarsi sempre le spalle.

 


 

Commenti

Effettonotte on line: "Lumet costruisce su un impianto poliziesco uno dei suoi più noti e riusciti film di denuncia sul potere e le sue aberrazioni, utilizzando la vera storia di Frank Serpico e il suo dramma personale di poliziotto integerrimo alieno a un contesto generale di corruzione".


Critica

Serpico: onestà e corruzione

 

Già i titoli di coda preannunciano qualcosa di losco: una sirena suona spiegata ed un affanno si sente in sottofondo fino a quando in primo piano non ci appare Al Pacino trasportato da un’automobile in stato di shock. Serpico è stato sparato.

Le inquadrature sono serrate, Serpico viene svestito, ma è ancora cosciente. In tutta questa prima parte del film, che è un’evidente anticipazione del finale, predominano il blu e il rosso: blu come il colore dell’ordine, rosso come il sangue e la corruzione. Le inquadrature iniziali dove predominano questi due colori sono un crescendo di tensione e preoccupazione suscitate da immagini che si susseguono velocemente fino ad un’inquadratura specifica dove si vedono molte auto della polizia in un parcheggio come a voler rappresentare in anticipo che i corrotti sono molti e Serpico non è stato sparato da un delinquente ma da qualcuno che fa il suo stesso mestiere.

Dunque, in apertura, abbiamo tutti gli elementi necessari per poter continuare a vedere il film e anche quando il film inizia ovvero quando ci racconta il giuramento di Serpico successo anni prima in un’inquadratura in particolare notiamo la bandiera americana ed una macchina rossa mentre Serpico scatta una foto. Gremito di simbolismo nei colori e buona è la caratterizzazione del personaggio che si distingue dagli altri poliziotti anche per il modo di vestire un po’ hippy.

E’ da notare però che il film perde un po’ di tono nello svolgimento ovvero nella parte centrale che ci ripropone sempre la stessa scena seppur in maniera diversa: Serpico esortato a prendere mazzette e lui che rifiuta. La narrazione rallenta e non segue il sistema classico di sceneggiatura, quello che vuole false piste e deviazioni o punti in cui il film sembra finire salvo poi ricominciare ed arrivare ad una conclusione grazie ad una svolta. Infatti il racconto si appiattisce, sembra che non ci sia più nulla da raccontare salvo i ripetuti travestimenti di Serpico o le riunioni all’aria aperta con i colleghi che lo vogliono complice.

Quello che sbalordisce di questo film e che a mio avviso è anche un po’ irreale è che Serpico non si sente per nulla in pericolo. Gira per le strade indisturbato e anche quando gli arriva la prima mazzetta non si scompone. Forse sarebbe stato più adatto far emergere il conflitto interiore che dovrebbe prendere il protagonista che vuole sì continuare il suo lavoro (dato che certi lavori si scelgono per convinzione) ma non a quegli estremi. Invece, il film, sembra più incentrarsi sulla spiegazione di quel sistema corrotto di mazzette a cui non sfugge nessuno piuttosto che indagare nell’intimo del protagonista. Così perde un po’ di realismo e della possibilità d’identificazione dello spettatore che per gran parte del film non sa da che parte stare e finisce per non appoggiare nessuna delle due soluzioni. Serpico non vuole scendere a compromessi, ma i compromessi sono la normalità.

Se è stato in un certo senso dimenticato questo aspetto, d’altro canto, Lumet è stato abile a mostrare e far capire con chiarezza l’assoluta normalità del sistema che padroneggiava in quegli anni con tanto di arretrati o di anticipi sulle mazzette.

Tutto sommato un bel film, da vedere.