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The Ring: una veloce rilettura

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Profilo

Titolo originale: The Ring
Regia: Gore Verbinski
Sceneggiatura: Ehren Kruger
Soggetto: Kôji Suzuki
Fotografia: Bojan Bazelli
Interpreti: Naomi Watts (Rachel Keller), David Dorfman (Aidan), Daveigh Chase (Samara)
Produzione: Usa
Anno: 2003
Durata: 140 minuti

 

Trama

La storia inizia con due giovani ragazze, Katie e Becca, che parlano di una videocassetta particolare, che causa la morte entro sette giorni delle persone che l'hanno vista. Tale terribile evento viene annunciato da una inquietante telefonata che si riceve appena dopo la fine della cassetta. Katie l'aveva vista esattamente una settimana prima e infatti muore quella sera stessa orribilmente, turbando così tanto Becca da renderla pazza. Questo sconvolge anche moltissimo il cugino di Katie, Aidan, figlio di Rachel, una giornalista di Seattle. Quest'ultima, nell'indagare sulla misteriosa e terribile fine di Katie, vedrà la famigerata videocassetta e, naturalmente, riceverà la terribile telefonata. Lo stesso accade per il figlio Aidan (bambino) e l'ex fidanzato Noah (padre di Aidan). I tre riescono a scoprire che tutto ha origine da una bambina maledetta, che era stata adottata da una coppia sterile. Tale bambina, di nome Samara Morgan, aveva il potere di causare sciagure a chi le stava intorno. La madre adottiva aveva quindi deciso di ucciderla (prima di togliersi lei stessa la vita) soffocandola con una busta di plastica e poi per occultare il cadavere decise di buttarla dentro un pozzo, in realtà però Samara era ancora viva. L'ultima immagine che la bambina vide prima del buio assoluto era stata appunto quella del pozzo che veniva chiuso, cioè un anello (The Ring appunto). Ci vollero poi proprio sette giorni prima che Samara morisse. Rachel ed Aidan riescono così in qualche modo a salvarsi duplicando la videocassetta , diffondendola a altre persone e spezzando quindi la maledizione, ma non così avviene per Noah, che muore orribilmente.


Commenti

 

"...Perché se the Ring non dimentica certo il new horror dell’ultima generazione, d'altro canto lo cita subito per allontanarsene scientemente, impiegando un approccio al genere decisamente originale." Luca Persiani (offscreen.it)


Critica

The Ring; una veloce rilettura



Apparentemente la storia sembra concludersi progressivamente dall’inizio alla fine, aggiungendo ad ogni posto vuoto creato dalla misteriosa videocassetta, il tassello mancante. Ogni immagine del nastro maledetto, man mano che la storia avanza, viene collocato e spiegato. Trama piuttosto usuale per il genere, ma nonostante questo, io credo che il film nasconda, ma lasci intravedere opportunamente nella rappresentazione, un secondo livello di lettura, che riguarda quello che non ci racconta. E’ come se fosse diviso in due: il racconto di una storia, affidato appunto al racconto esplicito e diretto di un filo narrativo portante e l’intuizione che ci viene affidata del non raccontato, attraverso particolari accorgimenti che colpiscono in via del tutto emozionale e che non sono affatto usuali nell’horror, almeno quello dei giorni nostri. Se pensiamo a Frankestain, questo non è del tutto assurdo. Per intenderci, parlo di quei perché che non vengono spiegati perché non sono funzionali alla logica narrativa. Ad esempio, la cameretta di Samara, che si può dire di una bambina normale se non fosse all’alto di una stalla; “Sola, con come unico compagno un televisore” precisazione fatta dall’attore che pronuncia la sua battuta voltandosi verso la telecamera e la sfiora con lo sguardo, di grande impatto.

Per un po’ il regista a voluto farci credere che Samara fosse mostruosa. Infatti aveva il viso coperto dai capelli e poche volte si sono intravisti solo gli occhi, fino a quando il suo corpo non emerge dall’acqua (e siamo alla fine, la nostra idea ce la siamo fatta) come un angelo. Nel flashback della sua morte è finalmente inquadrata in pieno viso, è una bambina normale che viene buttata nel pozzo dalla madre adottiva senza opporre resistenza. L’ horror, il film, lo trova in quel nastro magnetico, nello squillo di telefono (appunto the ring), nel progressivo e consapevole avanzamento verso la morte di Naomi, nella presentazione di Samara (anche il nome lo trovo inquietante) e non nella bambina, ma bensì nella capacità misteriosa che ha sviluppato di marchiare a fuoco gli oggetti e le persone col dolore muto dei suoi occhi, insomma in poche parole quello che fa horror è la sua vendetta, che non si fermerà perché non può quietarsi con la morte (“Lei non dorme mai”); i motivi che la inducono, non sono specificati. Potrebbe essere una bambina nata assatanata e poi morta, che ha trovato un modo per continuare a far male, ma poi viene da chiedersi: perché Samara si mette in contatto col bambino e gli racconta la sua solitudine? Ad un bambino che chiama per nome sua madre Naomi e per l’intero film sembra essere addirittura più saggio di lei perché lui depositario della verità. Un bambino che non ha un padre presente perché era troppo giovane e fifone per assumersi responsabilità. Forse qualcosa li accomuna e credo sia la non curanza e l’indifferenza dei genitori nei confronti dei figli, che credono di fare molto (la protagonista fa le sue ricerche) quando invece tralasciano la cosa più importante: l’affetto.

Dunque, il film ha una trama interessante e un fuori campo letterario che riesce a conquistare anche il non amante del genere perché si presenta come un horror romantico agli occhi di chi vuol vedere, proprio come il mito di Frankestain, metà uomo, metà mostro che non indugia a buttare fiori nell’acqua a fianco di una bambina nella primissima sequenza del film che è diventato un cult. E noi, da che parte stiamo?