Profilo Regia: Jason Reitman (Uncle Sam, 2002 – In God We Trust, 2000) Genere: Commedia Durata: 92 minuti Attori: Aaron Eckhart, Maria Bello, Adam Brody, Sam Elliott, Katie Holmes, Rob Lowe, Cameron Bright, David Koechener, William H. Macy, Robert Duvall. Nick Nylor di mestiere fa il lobbista, il “motivatore” per una grande azienda di tabacco. Il suo arduo compito? Difendere a suon di giri di parole e sferrando tesi inattaccabili la causa delle sigarette
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La Repubblica: “C'è una piccola pellicola indipendente che sconvolge le regole del mercato e domina la battaglia degli incassi... Il titolo è Thank You For Smoking. Il caso non può essere valutato in chiave esclusivamente commerciale, dal momento che Thank You For Smoking è prima di ogni cosa una commedia intelligente, spiritosa e, soprattutto, affronta con le armi della satira un tema di grandissima attualità...”
Il Manifesto: “Sono un accanito fumatore e debbo dire che questo film, che vorrebbe denunciare le malefatte del fumo, mi è piaciuto moltissimo... essendo anche un giornalista, ho ammirato e un po' invidiato la bravura di Nick Nylor, lo straordinario protagonista del film, splendidamente interpretato da Aaron Eckhart".
Critica
Cosa ci dicono le contraddizioni
“Perchè il governo americano è il migliore governo del mondo” è il titolo del tema-discussione che il figlio dodicenne di Nick Nylor, protagonista del film, si trova a comporre per la scuola. Non solo. L'affermazione categorica (che sintatticamente vorrebbe anche un punto interrogativo oltre che un soggetto – chi può sostenere quale sia il miglior governo del mondo?) potrebbe tranquillamente essere l'ironico sottotitolo di questa “politically correct” e “no correct” commedia. Sigarette, alcol, armi, colesterolo. Ecco i problemi dell'America; le nuove streghe da scacciare. Ma il problema è davvero questo? Il film va chiaramente più in là dei soliti luoghi comuni per dimostrare che la vera questione, il vero nocciolo del problema Usa è la contraddittorietà. Il fatto che ci siano poteri maggiori che decidono per un'ingente quantità di persone, e che in base a questo privilegio decretino per esempio che le armi sono sì pericolose, ma che si possano tranquillamente comprare all'interno di un supermercato o tramite internet. Contraddizioni, per l'appunto. A circa venti minuti dall'inizio del film, il regista Jason Reitman decide di esplicitare questo concetto attraverso una finissima metafora visiva. Siamo all'interno di un enorme aereo; il protagonista deve raggiungere gli studios di Hollywood per convincere un importante produttore cinematografico a far fumare di nuovo gli attori nei film (le armi di persuasione a cui ricorrerà questa volta il “motivatore” Nylor non saranno solo le parole, ma anche ben venticinquemila bei dollaroni). Ecco che il regista ci offre una carrellata dall'alto, un' inquadratura a “casa di bambola” in cui gli spazi divisori dell'aereo vengono indifferentemente attraversati dalla macchina da presa. Ciò che ci è offerto di vedere sono i passeggeri, immobili, stipati nei loro posti numerati dell'aereo e sospesi nell'aria rarefatta di un non-luogo. Sembra quasi di vedere un pacchetto di sigarette aperto, ma le sigarette in questione sono persone, individui con la loro storia che dura sicuramente più di alcune boccate di fumo. Chi li guarda però, da questo privilegiato punto di vista dall'alto, ha un potere in più: quello di fare credere loro, di decidere per loro quale sia la cosa migliore da fare. Ecco la matassa che il regista ci invita a sbrogliare. Contraddizioni. La più grossa? In questo film sul tabacco non ci si accende nemmeno una sigaretta. Brillante e sagace commedia. Godibilissima dai titoli di testa (particolarissimi; compaiono su pacchetti di famose marche di sigarette) fino agli extra. Le scene scartate spesso non si dovrebbero vedere, capita frequentemente di rimpiangere qualcosa che il regista non ha montato nella sua opera. Non è questo il caso. Mentre scorrono i titoli di coda, poi, ci si accorge che il regista ci ha voluto mettere in crisi, lasciando che per tutto il film ci identificassimo con un fastidioso rampollo americano, (arriva addirittura a starci simpatico) che guadagna fior di quattrini per plagiare la gente. E finiamo per sentirci un po' in colpa..





