Profilo Regia: Todd Haynes
Genere: Volutamente indefinito, ma se proprio si vuole musicale. Durata: 135 minuti Attori: Christian Bale, Cate Blanchett, Marcus Carl Franklin, Richard Gere, Heath Ledger, Ben Whishaw, Julianne Moore, Michelle Williams. Frammenti, parole, pezzi di esistenza e poesia estrapolati da quella che è una delle tante interpretazioni possibili della vita di Bob Dylan. Il punto di vista di un regista che non pretende di dare un senso all’eclettismo dell’artista, ma solo farsi portavoce di emozioni fissate in immagini.
Commenti
Film Up: “Un’opera impressionistica che attraverso le immagini e le parole estrapolate dai suoi testi penetra a fondo nella vita e nei pensieri di Bob Dylan… E’ intenso, coinvolgente, affascinante.”
La Repubblica.it: “Finora è l’unico film sulla sua vita ad aver ottenuto l’approvazione dell’icona della cultura pop”.
Critica
FRAGMENTS
“…sono solo passi, che però stanno realizzando un luminoso cammino. Morale: non si possono illustrare che frammenti di un’esistenza; ma in ogni frammento preme il senso del tutto.” Francesco Casetti, “L’occhio del Novecento” Ciò che merita priorità d’elogio in questo nuovo lavoro di Todd Haynes non è tanto la capacità di riproporre visivamente lo spirito di un’epoca (lo aveva già fatto magistralmente in The Velvet Goldmine riproponendo l’atmosfera della swinging london), quanto invece la folgorante intuizione di scomporre ulteriormente un già intricato mosaico e guardarci dentro con occhiali caleidoscopici. Solo in questo modo è possibile raccontare pezzi d’esistenza senza peccare di presunzione. Solo in questo modo l’opera compiuta poteva essere accettata dallo stesso Dylan. Il regista ha in mano un grande specchio, sul quale si riflette ciò che noi immaginiamo o crediamo di sapere della vita del Dylan cantastorie, ma si tratta di un’immagine deformata, deviata dalla stampa e dai media. E da Bob Dylan stesso. Questo enorme specchio è una sceneggiatura che viene rabbiosamente scaraventata a terra e si frantuma in miliardi di schegge; alcuni frammenti sono ancora visibili, altri sono perduti per sempre, altri si sono nascosti. Ecco che da sceneggiatore Haynes torna regista, impugna la macchina da presa come fosse un radar e va in cerca di pezzettini di storie da raccontare. Proprio come fa un menestrello con la sua chitarra. I cercatori d’oro smistano le pagliuzze con disinvoltura ed esperienza, ma non possono fare a meno di rimanere sbalorditi di fronte a una pietruzza che luccica solitaria. Fermo immagine: in mezzo a tanta confusione semiotica di figure, forme, note, riflessi, parole e colori, Haynes concede al suo pubblico il tempo di fermarsi ad ammirare. Attoniti contempliamo l’immagine di un uomo che fluttua nell’aria tenuto a terra da un filo come se fosse un palloncino. Uno scorcio surrealista che ci riporta allo spazzacamini di Chagall. Si tratta di Bob Dylan che sogna o di un uomo che vuole fuggire da una realtà che lo tiene imprigionato a terra? Ogni interpretazione è possibile, proprio perché non può esistere un’interpretazione unica. Sono sei i personaggi in cerca d’autore in questo film. Sei facce diverse, sei caratteri, sei fisionomie, sei tasselli di chissà quanti puzzle. Uno di questi è un bambino che avrà all’incirca dieci anni, gira il mondo su un vagone merci e quando parla sembra uno che di anni ne ha cinquanta. Sulla custodia della sua chitarra ha scritto “questa è un’arma contro i fascisti”. Incanta i suoi compagni di viaggio raccontando storie, ferma il tempo con le parole delle sue canzoni. “Forever young” raccomandava Dylan, forse a se stesso, in una sua canzone . “May your song always be sung, may you stay forever young” Bob Dylan.





